mercoledì 4 luglio 2007

Verdi e Partito democratico

Vorrei esprimere qui il mio pensiero su quello che dovrebbe essere il futuro prossimo dei Verdi nel nuovo contesto politico nazionale che si delinea soprattutto a sinistra con la nascita del Pd (Partito Democratico). Partirei con il mio giudizio sui congressi di Ds e Margherita che è deludente. Sono stati cancellati dall'agenda temi fondamentali come l'ambiente, nuovi diritti, laicità, pace, la politica internazionale. Mi aspettavo un po' di innovazione in più, invece non sono certo venute idee che parlano al cuore. Soprattutto nell'intervento di Franco Marini il Pd è sembrato diventare una sorta di “nuova Dc”, con il ritorno alla vecchia politica: da un lato il centro, dall'altro i progressisti. Infatti ha già convinto Follini e tende la mano all’UDC. Mi sembra un progetto opposto a quello di Prodi e Parisi e quanto di più lontano esista dall'Unione, che ha cercato un programma comune prima del voto e ha scelto il bipolarismo. Fino ad oggi il Pd è stato destabilizzante. Il crollo del centrosinistra nei sondaggi e alle amministrative è dovuto soprattutto al tracollo di credibilità dell'Ulivo, che via via si è proposto non come una scelta unitaria che rafforzava il Governo ma come una sommatoria di classi dirigenti e di “fasi” successive. E' sicuramente un passo avanti che Veltroni parli a nome del Pd di ambiente, cambiamento climatico, di energia solare e di idrogeno invece che di carbone, nucleare e inceneritori. Bisogna fare in modo che questi diventino progetti importanti e per i Verdi sarà un alleato prezioso, ma sino ad oggi il Pd ha proposto il carbone. Un ambientalismo del sì non si coniuga con chi sostiene il carbone e nel Pd è stata seguita una linea sviluppista troppo accondiscendente a quelle realtà industriali che non hanno avuto la capacità di innovarsi. Mi auguro che la discesa in campo di Veltroni possa portare maggiore collegialità e coesione e che il Pd non prenda decisioni in modo unilaterale, che fino ad oggi hanno aumentato la fibrillazione e la debolezza del governo e della maggioranza. Al congresso di novembre dei Verdi c'è stata una mozione in parte ispirata verso il Pd e non ha superato il 4% dei voti. Del resto gli ambientalisti che giudicavano il progetto democratico interessante hanno già scelto negli anni scorsi o i Ds o la Margherita. Purtroppo però l'esperienza di Legambiente e della Sinistra ecologista dimostra che quelle scelte, pur rispettabili e con cui si deve continuare a collaborare, non hanno inciso e sono fallite. Nel Pd potranno certo esserci figure ecologiste ma l'ambientalismo non è la cifra del partito che verrà. Basti pensare che pur rivendicando un rapporto con i democratici americani i congressi non hanno fatto nessun riferimento a una personalità come Al Gore. Da tempo la sinistra italiana ha motivi di lavoro in comune molto solidi. Noi dovremo stare dentro un “cantiere progressista”. L'unica mia pregiudiziale è che non possiamo aderire alla ricostruzione del Pci né rinchiuderci nel recinto della cosiddetta sinistra radicale. Primo perché è un termine che non ci appartiene come sinistra ambientalista. Secondo perché suggerisce una marginalità tutta da respingere. Dunque andare avanti fuori dal Pd lavorando su due versanti. Da un lato un grande Patto per il Clima che allarghi il raggio d'azione del soggetto ecologista come fatto di recente a Genova. Non siamo un'identità fittizia o messa in crisi dal XXI secolo, siamo parte di un dibattito mondiale. Leggi il mio articolo in proposito. Dall'altro essere favorevoli a costruire da subito una “area comune” sui contenuti e a lavorare in prospettiva a un'alleanza progressista, laica e ambientalista. Non legarsi alle esperienze territoriali ed elettorali: si vedrà caso per caso più avanti dove c'è la necessità di alleanze diverse. Lavorare insieme a quella che oggi deve essere un'alleanza e non certo un partito unico. Ma come costruire questa area? Allargando la discussione. Non possono parlarne solo Pecoraro Scanio, Giordano, Diliberto e Mussi. Evitiamo di ripetere ciò che è avvenuto nel Pd. Oltre ai partiti, i Verdi devono discutere con le associazioni, le nuove professioni, la nuova imprenditorialità. Parliamo più alla società che ai ceti politici. Per noi è centrale il tema del cambiamento climatico e della svolta ecologica nell'economia e nella società. I Verdi europei, la Sinistra europea e il Pse sono tre aree progressiste che devono lavorare insieme. Non è vero che per conquistare il centro devi spostarti sempre più a destra. Nel momento in cui il Pd si muove al centro c'è un'area progressista che è più o meno il 20% del Paese. E' un'area che deve provare a essere maggioritaria nel centrosinistra. A differenza del Pd possiamo pensare a una “normale” alleanza progressista di tipo europeo, come si fece nel '94, senza il bisogno di improbabili modelli americani. Sfidiamo il Pd sui contenuti e sui consensi. E perché no, proviamo a superarlo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche Pecoraro Scanio ha detto che in Europa i Verdi faranno i Verdi e che per il 2008 con la costituente ecologista ed il Patto per il Clima si punta a rafforzare il partito e, contemporaneamente, il dialogo e un’alleanza con il Pd se quest’ultimo insieme all’ambientalismo dei sì dica anche dei no, chiari.

Credo che in questo momento sul Pd incomba lo stesso insieme di partiti e particolarismi già visti con l’Ulivo e personalmente temo che il partito unico rimarrà un bel sogno e che non possa essere che così, finchè il tentativo sarà quello di farci entrare anime così diverse rispetto a punti fondamentali come la laicità dello stato, i diritti dell’individuo, le politiche ambientali…

E se questo è valido a livello nazionale, lo è ancora di più a livello locale dove con tutta probabilità si vedranno facce note aderire al Pd. Ma sarà l’adesione ad un unico obbiettivo o solo l’adesione ad un unico simbolo con un carico di se, ma e distinguo? O più semplicemente il Pd sarà solo un partito in più che si offrirà all’elettorato, alimentando le divisioni che abbiamo già largamente visto alle ultime elezioni comunali?
Mi piacerebbe credere al nuovo, ma non ci riesco.

La proposta di un’alleanza sui programmi e sui contenuti mi sembra quindi condivisibile e l’unica percorribile per i Verdi . E direi anche indispensabile perché all’interno del centrosinistra si rafforzi quell’idea di “svolta ecologica dell’economia” indispensabile che, come ha ben evidenziato Gianluca , è non solo percorribile ma anche concreta e già in atto altrove.

angela

Anonimo ha detto...

Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali


Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

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